Salix alba: Questa rinomata pianta contiene molti componenti benefici e un potente farmaco naturale, l’acido salicilico (da non confondere con l’acido acetilsalicilico che è un suo derivato sintetico usato per far l’aspirina). Esso è contenuto specialmente nella corteccia interna (e in minor modo nel fogliame), con la quale potete produrre un decotto da assumere (testare con piccole dosi, facendo bollire in acqua per 10 minuti). Evitare di usare il tronco o i rami vecchi, meglio selezionare dei rametti giovani da cui grattare via con un coltello la parte sottostante della corteccia e farne dei trucioli da usare o conservare essiccata. Taluni usano anche la corteccia esterna dei rami (purché sia sottile), potrebbe cambiare la percentuale di farmaco e di sapore. Se si usa la corteccia esterna assicuriamoci che sia pulita e priva di alterazioni o muffe.
Gli effetti di questa droga naturale sono: forte antinfiammatorio, antisettico, antipiretico e astringente, anti spasmo. Possiede efficacia anche per le emicranie, i raffreddori con febbre, le nevralgie e le patologie vascolari e reumatiche. La corteccia del salice è infine ottima per la concia delle pelli, grazie al contenuto di antisettici naturali, tannini e componenti cerosi.
Attenzione che sebbene abbia meno controindicazioni del suo surrogato sintetico, l’acido salicilico conserva comunque una nocività intrinseca (soprattutto per lo stomaco) che potrebbe gravare su chi ha problemi cardiaci ed epatici, nonché alle donne incinte e ai bambini. Il suo uso va sempre ponderato e non prolungato oltre il necessario. Se il sapore fosse troppo amaro e sgradevole, provare a dolcificare.
Le foglie possono venir applicate sulle ferite per fermare le emorragie, così come la corteccia flessibile dei fusti più giovani la si può usare come bendaggio naturale.
Nota bene: Il salice bianco non è il salice piangente, non ha infatti la chioma cascante ma aperta verso l’alto. Le foglie sono verde chiaro leggermente pelose, tratto che distinguono la pianta dal simile salix viminalis, ulteriore specie più piccola e con foglie brillanti e lucide, spesso con il profilo leggermente arricciato. Le infiorescenze di questi due salici sono simili ma quelle del viminalis appaiono più voluminose e talvolta colorate. In ogni caso, anche le altre specie di salice contengono acido salicilico, ma in percentuale più bassa.
Salice bianco
Salice viminale
Tilia Tomentosa: è una pianta arborea molto diffusa in Italia e in gran parte dell’Europa. Si incontra facilmente in giardini, parchi pubblici, viali alberati e anche in aree collinari, dove viene apprezzato sia per l’ombra generosa sia per la sua resistenza. È un albero di grandi dimensioni, capace di raggiungere altezze considerevoli, con una chioma ampia e armoniosa. La crescita fogliare è rapida e vigorosa, mentre la longevità è notevole: un tiglio può vivere per diversi secoli.
Il tronco è robusto, diritto, rivestito da una corteccia grigiastra che con l’età tende a fessurarsi. Le foglie sono cuoriformi, con margini leggermente seghettati; la pagina inferiore presenta una caratteristica peluria argentea che conferisce alla pianta il nome comune di “argentato”. Durante il periodo della fioritura, tra fine primavera e inizio estate, l’albero si riempie di piccoli fiori giallo-crema riuniti in infiorescenze pendule. Il profumo intenso e dolce che emanano è facilmente percepibile anche a distanza e attira numerosi insetti impollinatori.
Dal punto di vista fitoterapico, le parti più utilizzate sono proprio i fiori e le foglie. Essi contengono oli essenziali, tannini, mucillagini, vitamine e sali minerali che conferiscono al tiglio proprietà calmanti e rilassanti. Tradizionalmente viene impiegato per contrastare insonnia, stati d’ansia, nervosismo, mal di testa e tachicardia legata a tensione emotiva. L’azione sedativa è dolce ma efficace, rendendolo uno dei rimedi naturali più noti per favorire il riposo.
Oltre agli effetti sul sistema nervoso, al tiglio vengono attribuite proprietà sudorifere, utili nei primi stadi influenzali. Stimolando la sudorazione, può contribuire ad abbassare la febbre e favorire l’eliminazione delle tossine. Sebbene tali effetti siano talvolta considerati meno marcati rispetto a quelli del salice, il tiglio resta comunque un valido supporto in caso di raffreddamenti e malanni stagionali. I fiori, in particolare, esercitano un’azione lenitiva sulla tosse, grazie alle mucillagini che rivestono e proteggono le mucose irritate. L’effetto mucolitico e antinfiammatorio risulta utile sia per l’apparato respiratorio sia per quello digerente.
In un contesto di sopravvivenza, il tiglio rappresenta una risorsa estremamente preziosa. A differenza di molte piante spontanee che richiedono ricerca e identificazione accurata, il tiglio è facilmente riconoscibile e spesso presente in ambienti antropizzati. Le giovani foglie, tenere e ricche di nutrienti, possono essere consumate crude come insalata d’emergenza. Hanno un sapore delicato e leggermente dolce, privo dell’amaro tipico di molte erbe selvatiche. Le foglie più mature, invece, possono risultare fibrose: in questo caso è consigliabile cuocerle in acqua o brodo per ottenere minestre dense e nutrienti. La nervatura centrale contiene sostanze gelatinose che, durante la cottura, contribuiscono ad addensare il liquido.
Anche i germogli primaverili sono commestibili. Una breve lessatura li rende più morbidi e facilmente digeribili. I fiori, freschi o essiccati, si prestano alla preparazione di tisane e infusi dalle proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti, utili per il cavo orale e per l’apparato digerente. In caso di irritazioni alla bocca o alla gola, un infuso tiepido può essere utilizzato per sciacqui e gargarismi.
Rispetto ad altre piante officinali, il tiglio presenta generalmente poche controindicazioni ed è considerato sicuro anche per le donne in gravidanza, se assunto in quantità moderate. Tuttavia, come per ogni alimento o rimedio spontaneo, è sempre prudente effettuare piccole prove prima di un consumo regolare o abbondante, osservando eventuali reazioni individuali.
Ma il valore del tiglio non si limita all’aspetto alimentare e terapeutico. Il legno, leggero e facile da lavorare, è stato tradizionalmente impiegato per intagli e piccoli manufatti. Le fibre interne della corteccia, opportunamente trattate, possono essere utilizzate per realizzare cordame rudimentale. Anche questo aspetto, in una situazione di sopravvivenza prolungata, può rivelarsi utile.