Il paracord è una corda in nylon di elevatissima robustezza, nata come paracord militare tipo III (550 paracord), con una resistenza alla trazione minima di 550 libbre (circa 250 kg) e contenente solitamente 7 cordini interni costituiti a loro volta da altri 7 sottili filamenti intrecciati di 1,1 mm, più una guaina esterna liscia e idrorepellente. Questa struttura kernmantle – nucleo elastico avvolto da manicotto protettivo – garantisce flessibilità, leggerezza (3-5 g/m) e multifunzionalità, rendendola elastica fino al 30% senza rompersi. Indispensabile da equipaggiare nello zaino di emergenza (almeno 10-15 metri arrotolati in matassa o asola), è consigliato in minor formato (3-5 metri) anche nel quotidiano (zainetto, marsupio, automobile, portaoggetti bici). È diffuso come oggetto ornamentale sotto forma di bracciali survival intrecciati (tipo cobra knot, 4-6 metri nascosti), portachiavi o lacci da polso, che in emergenza si srotolano rapidamente con un taglierino o unghia per impiegare i cordini separati in qualsiasi necessità, dal pronto soccorso alla riparazione.
Alcuni dei molti utilizzi del paracord sono:
Lavori gravosi, come allestire un rifugio o un campo base, legare rami, tendere teli, serrare equipaggiamenti sopra un veicolo o un pickup.
Stendere la biancheria, appendere oggetti, sospendere pentolame sopra un focolare.
Aggiustare tracolle rotte di zaini, stringhe delle scarpe, sostituire cinture dei pantaloni, creare impugnature.
Incordare archi primitivi da tiro con l’arco, preparare trappole a scatto, lacci o nasse per selvaggina piccola, o lenze da pesca intrecciando 2-3 cordini con ami improvvisati.
Suddiviso in cordini sottili, sfruttabile come surrogato robusto per la cucitura di tende o abbigliamento strappato con ago da spina, adatto anche per suturare ferite superficiali in emergenza (con nodi chirurgici), come filo interdentale, per fissare piume a esche da pesca mosca.
Per evitare gli sfilacciamenti, è opportuno fondere le estremità tagliate con una fiamma per poi dare una forma “affusolata” o consona per un riutilizzo. Grazie alla fusione del nylon, sarete infine in grado di tappare piccoli buchi su teli sintetici, semplicemente facendone colare qualche goccia e pressandolo con una lama di coltello.
Si descrivono alcune tra le più comuni legature, essenziali in circostanze outdoor:
Nodo inglese: per forti e durature tenute, efficace con moschettoni, ganci e oggetti sui quali occorra applicare un peso.
Nodo scorsoio: veloce da eseguire, adatto per trappole e per stringere temporaneamente oggetti da movimentare (come rami o fascine di legno). La facilità del nodo ne permette l’esecuzione anche su sottili fili di acciaio. Il nodo è in grado di stringersi con forza ma di rilasciarsi tirando nel verso opposto.
Doppio nodo inglese: si eseguono due nodi identici paralleli che, stringendosi, creano un nodo di giunzione incredibilmente forte.
Nodo a rilascio rapido: tirando il cordino verrà sfilata l’asola che scioglierà il nodo, anche sotto tensione. Utile per legature provvisorie o per slegare velocemente le legature dei rifugi e i cavi di supporto.
Nodo del camionista: viene impiegato per bloccare alla misura desiderata un cavo già fissato ad un'estremità (ad esempio per posizionare un tirante tra due tronchi). Una volta creata l’asola (ingrandimento prima foto), si infila la cima libera e la si tira fino massima trazione. Ora, sempre con la cima libera, si crea una semplice asola passante che vada a stringere il nodo.
Come per il nodo a rilascio rapido, si slega velocemente tirando la cima dell’asola.
...(continua sul Manuale)