In un'epoca in cui un'interruzione di corrente di poche ore può gettare molti nel panico e la dipendenza da smartphone e consegne a domicilio è quasi totale, vale la pena fermarsi a riflettere su quanto siamo diventati disconnessi dalle abilità essenziali di sopravvivenza. Ironia della sorte, non dobbiamo guardare lontano per trovare un esempio di resistenza e autosufficienza: i nostri nonni e, talvolta, i nostri genitori.
Per quanto il termine "prepper" oggi evochi immagini di bunker sotterranei e provviste per l'apocalisse, in realtà, i nostri antenati erano dei survivalisti per necessità. La loro vita quotidiana era intrinsecamente legata alla capacità di badare a sé stessi e alla propria comunità, senza le moderne comodità che diamo per scontate.
Immaginate una vita senza supermercati, farmacie sempre aperte o sistemi idrici sofisticati. Le generazioni passate possedevano un bagaglio di conoscenze e competenze che oggi sembrano quasi mitologiche. Sapevano cacciare e pescare per procurarsi il cibo, non come hobby ma come necessità vitale. L'allevamento del bestiame e la coltivazione della terra erano pratiche comuni, che garantivano il sostentamento di intere famiglie e, spesso, del vicinato.
Molti avevano una conoscenza profonda delle erbe spontanee commestibili e di quelle medicinali, un sapere tramandato di generazione in generazione e che permetteva di integrare la dieta o di curare piccoli malanni. Non era raro trovare qualcuno che sapesse costruire o riparare con le proprie mani quasi ogni oggetto necessario, dal mobile all'attrezzo agricolo.
Inoltre, le guerre e le difficoltà del secolo scorso hanno forgiato individui con una straordinaria capacità di adattamento e resistenza. Molti avevano imparato a combattere, a usare armi per difesa o per necessità, e a muoversi in ambienti ostili. Fino a qualche anno fa, probabilmente, sarebbero stati in grado di "riprendere le armi in mano".
Alcuni fortunati tra noi hanno avuto la possibilità di assorbire parte di questo sapere. Magari un nonno ha insegnato a coltivare l'orto, una nonna a cucinare con pochi ingredienti, o un padre e una madre hanno condiviso storie di tempi in cui l'ingegno era la moneta più preziosa. Tuttavia, per la stragrande maggioranza, queste competenze sono rimaste relegate ai libri di storia o ai documentari.
Oggi, il nostro benessere è strettamente legato a un'infrastruttura complessa e, per molti versi, fragile. La rimozione anche di pochi comfort moderni – come l'accesso continuo all'elettricità, all'acqua corrente o a una rete di comunicazione funzionante – potrebbe rivelarsi una sfida insormontabile. Quanti di noi saprebbero preparare una pietanza su una stufa per tutta la famiglia, produrre del sapone per lavarsi, rammendare vestiti, fare scorte di legna, o procurarsi cibo al di fuori di un negozio?
La lezione dei nostri nonni non è quella di rinunciare al progresso, ma di riscoprire il valore dell'autonomia e della preparazione. Non si tratta di tornare a vivere come nel 1900, ma di acquisire le competenze di base che ci permetterebbero di affrontare imprevisti e difficoltà con maggiore sicurezza.
Forse è tempo di guardare al passato non con nostalgia, ma con l'intento di apprendere. Re-imparare a coltivare un piccolo orto, a conoscere la natura che ci circonda, o semplicemente a sviluppare un pensiero più critico sulla nostra dipendenza tecnologica, potrebbe essere il primo passo per diventare, anche noi, un po' più "prepper" nel senso più nobile del termine.
*(materiale bonus di approfondimento non contenuto nel Manuale)