Borago officinalis (Boraginaceae): è una pianta annuale facilmente riconoscibile, diffusa negli orti, nei terreni coltivati e talvolta allo stato spontaneo ai margini dei campi. Può raggiungere un’altezza di circa 60 centimetri e si distingue per l’aspetto vigoroso e la caratteristica peluria che ricopre quasi ogni sua parte.
Le foglie sono ovali-ellittiche, picciolate, di colore verde scuro e ricoperte da una fitta peluria ruvida al tatto. Questa superficie ispida rappresenta uno dei tratti più evidenti della pianta. Il fusto è carnoso e anch’esso peloso, spesso ramificato nella parte superiore. I fiori, di breve durata ma molto ornamentali, presentano cinque petali disposti a stella, di un intenso colore blu-violaceo. Durante la piena fioritura appaiono leggermente penduli, conferendo alla pianta un aspetto elegante e facilmente identificabile.
Dal punto di vista officinale, la borragine è tradizionalmente impiegata per abbassare la febbre e calmare la tosse secca. È nota anche per le sue proprietà diuretiche ed emollienti, utili nel favorire l’eliminazione dei liquidi in eccesso e nel lenire stati irritativi. Dai semi si ricava, soprattutto mediante spremitura a freddo, un olio ricco di acidi grassi essenziali dalle spiccate proprietà antinfiammatorie. Questo olio è largamente utilizzato in ambito dermatologico per il trattamento di eczemi, arrossamenti e altre affezioni cutanee.
I caratteristici fiorellini blu contengono fitoestrogeni, sostanze vegetali che mimano in parte l’azione degli estrogeni. Tradizionalmente si possono tritare e lasciare in infusione in acqua, eventualmente dolcificando la bevanda per renderla più gradevole. Tali composti sono noti per favorire la lattazione e stimolare le contrazioni durante il parto; tuttavia, il loro uso è controindicato durante la gravidanza e, in generale, è sempre consigliabile non eccedere nel consumo.
Per uso esterno, la pianta fresca può essere impiegata direttamente su pruriti ed escoriazioni non sanguinolente. La polpa ottenuta da radice e foglie può essere applicata sulla zona interessata per sfruttarne le proprietà lenitive. In alternativa si può preparare un infuso utilizzando circa 50–100 grammi di pianta (radice e foglie, anche essiccate) in un litro d’acqua, da utilizzare per impacchi locali.
In cucina, le foglie giovani sono le parti più apprezzate. La cottura elimina la peluria superficiale rendendole più morbide e gradevoli al palato. Possono essere utilizzate in zuppe, minestroni, ripieni o frittate. In piccole quantità, anche le foglie giovani e i fiori possono essere consumati crudi in insalata, aggiungendo una nota fresca e leggermente erbacea.
È importante tuttavia sottolineare che l’uso alimentare della borragine, soprattutto allo stato crudo e in grandi quantità, è sconsigliato. La pianta contiene alcaloidi pirrolizidinici che, se assunti in dosi elevate o per periodi prolungati, possono avere effetti epatotossici e potenzialmente genotossici. Per questo motivo il consumo deve essere moderato e occasionale.
Portulaca olaracea (Portulacaceae): è un’erbacea annuale dall’aspetto inconfondibile, spesso sottovalutata e talvolta considerata infestante negli orti. Cresce spontaneamente nei campi coltivati, nei terreni smossi e negli orti domestici, prediligendo suoli morbidi, lavorati e ben esposti al sole. La sua capacità di adattamento e la rapidità con cui si espande la rendono una presenza costante durante la stagione calda.
La pianta si sviluppa con portamento strisciante: i fusti, rossicci e carnosi, si allungano orizzontalmente aderendo al terreno e formando veri e propri tappeti vegetali. Le foglie sono piccole, ovali, spesse e succulente, tanto da farla sembrare una pianta grassa. Questa consistenza carnosa è una strategia di sopravvivenza che le consente di trattenere acqua e resistere anche a periodi di siccità. I fiori, piccoli e di colore giallo brillante, si aprono nelle ore più luminose della giornata, aggiungendo un tocco vivace alla pianta.
Esistono diverse specie di portulaca coltivate a scopo ornamentale, caratterizzate da fiori più grandi e vistosi, spesso di colori variabili dal rosa al rosso intenso. Tuttavia, la specie spontanea più comune negli orti è proprio la Portulaca oleracea, apprezzata non tanto per l’aspetto decorativo quanto per le sue qualità nutrizionali.
Dal punto di vista alimentare e salutistico, la portulaca è una vera risorsa. Contiene elevate quantità di acidi grassi omega-3, oltre a vitamine A e C, sali minerali e numerosi composti bioattivi. Questa combinazione la rende un alimento interessante per il sostegno dell’organismo, con potenziali effetti antiossidanti e, secondo alcune ricerche, persino antimutageni. Tradizionalmente viene utilizzata anche sotto forma di infuso, utile per calmare la tosse e favorire la depurazione dell’organismo.
Per uso esterno, la pianta fresca può essere applicata su piccole ferite, punture di insetti e dermatiti leggere, sfruttandone le proprietà lenitive e rinfrescanti. La polpa succosa delle foglie contribuisce a idratare e calmare la pelle irritata.
In un contesto di sopravvivenza o autosufficienza alimentare, la portulaca rappresenta una risorsa preziosa e abbondante. Può essere consumata in quantità relativamente generose, come una comune insalata, grazie al suo sapore fresco e leggermente acidulo. Foglie, fusti e perfino i piccoli fiori sono commestibili. È preferibile consumarla cruda per preservare al meglio le sue proprietà nutritive e i principi attivi sensibili al calore.
Oxalis acetosella (Oxalidaceae): Pianta sempreverde simile al trifoglio, caratterizzata da foglie basali e infiorescenze di colore rosa tenue, giallo, fucsia o bianco. Le radici hanno un aspetto squamoso con scaglie carnose munite di peli che ogni anno emettono nuovi fusti, alti fino i 15 cm. I fiorellini sono bianchi ma esiste anche una specie con fiori rosa. Cresce in modo spontaneo in zone montane e submontane, boschi ed in zone umide.
La pianta possiede proprietà diuretiche, depurative decongestionanti, astringenti ed antinfiammatorie, grazie all’apporto di vitamina C, mucillagini, calcio e potassio, presenti soprattutto nelle sue foglie crude. È possibile applicarne una poltiglia sulla pelle in caso di eruzioni cutanee, arrossamenti e infiammazioni oppure per trattare piccole lesioni del cavo orale. Tramite masticazione è in grado di lenire ulcerazioni della bocca e della gola; con cataplasmi di foglie cotte di acetosella si curano ascessi, punture di insetti e scottature.
La particolarità della pianta è il suo alto contenuto di acido ossalico contenuto nelle foglie, che apporta un sapore acidulo tra l’aceto e il limone. Tale sapore rappresenta un ottimo condimento per insalate, verdure e minestre (non usarle cotte o essiccate). Se ne sconsiglia un uso alimentare eccessivo, soprattutto per chi soffre di patologie renali, disturbi gastrici, intestinali ed epatici.
La pianta è assumibile anche con saporiti decotti, facendo appena bollire una ventina di foglie in un litro di acqua e lasciando raffreddare. Le radici sono anch’esse commestibili e possono essere cucinate come gli asparagi.