Aloe barbadensis (Aloeaceae): Si tratta di una pianta grassa dalle foglie carnose con portamento a ciuffo, lunghe 40-60 cm e provviste di spine lungo i lati. Durante l’anno il suo aspetto rimane pressoché invariato mentre, in primavera, la pianta produce un grande fiore giallo o rosso che sboccia proprio al centro del fogliame. Vi sono specie simili, tra cui l’Aloe arborescens, che si denota per le foglie più piccole con delle spine molto più lunghe, sono ramificate e raggiungono diversi metri d’altezza in condizioni climatiche ottimali. La sostanza interna è sempre gelatinosa ma più liquida e in quantità più esigua. Le aloe vivono solitamente in zone sabbiose con climi temperati e caldi, non tollerano il freddo.
Il succo di aloe gelatinoso, presente all’interno delle foglie, è un potente antinfiammatorio, agisce in maniera benefica sul sistema immunitario, è un buon antivirale e ha effetti importanti sul benessere intestinale (attenzione ai quantitativi). Possiede anche vitamine, amminoacidi e sali minerali(quali magnesio, ferro, calcio e potassio) che conferiscono a questa pianta proprietà cicatrizzanti, rigeneranti, antibiotiche, analgesiche, lenitive, depuranti, fungicide e persino antidiabetiche. L’aloe vera (ma anche la arborescens in minor misura) è in grado di stimolare la ricrescita e il rinnovamento delle cellule dell’epidermide, basta applicare sulla ferita o sulle escoriazioni il gel estratto dalle foglie più carnose.
Il gel è un vero e proprio concentrato di zuccheri, oltre che dei preziosi elementi previamente descritti. Esso è commestibile ma, per evitare effetti lassativi o intolleranze, è meglio consumarne poco alla volta, prediligendo la parte più gelatinosa (raschiarla con un cucchiaio). Anche la sezione interna della foglia è edibile, basta grattare via la parte verde esterna che invece è potenzialmente tossica. In situazioni di emergenza è comunque sconsigliato il consumo delle foglie.
Aloe barbadensis
Aloe arborescens
Opuntia ficus-indica (Cactacee): Può raggiungere dimensioni massime di circa 5 metri d’altezza, presenta dei segmenti ovali, piatti, verdi, spinosi (cuscinetti), con un diametro medio di 50 cm. Tra la primavera e l’estate, il fico d’India produce dei fiori a forma di coppa e di colore giallo o arancione. Successivamente, si originano dei frutti ovali, di dimensioni comprese tra i 10 e i 15 centimetri, ricoperti da spine che, quando maturano, assumono una colorazione tipicamente arancione. L’Opuntia engelmannii è una specie simile con frutti più allungati. Il genere Opuntia è diffuso nelle zone meridionali, costiere, semi desertiche o temperate.
I cuscinetti di questi cactus hanno proprietà curative e mucillaginose simili all’aloe e contengono importanti sostanze nutritive e cicatrizzanti.
Sono fonti inestimabile di cibo. Tutti conoscono il frutto tipico, il fico d’india, ma pochi sanno che anche i “cuscinetti” sono commestibili. Tagliuzzateli ripulendoli dalle spine, dalla pelle e dalla gelatina, quindi scottateli in padella o consumateli crudi o bolliti. Se fossero troppo acidi potrebbe essere a causa della stagione non ideale di raccolta.
I frutti sono alimenti iper zuccherini e vitaminici. Attenti solo a non abusarne, la quantità di semi potrebbe congestionare l’intestino. Piuttosto potreste spremerli, filtrarli e preparare una sorta di sciroppo.
Attenzione a non consumare cactus non appartenenti a questa famiglia.