Clitocybe geotropa: è una specie piuttosto diffusa nei boschi di latifoglie (querce, faggi, castagni) e conifere (abeti, pini), spesso formando i caratteristici "cerchi delle streghe" – anelli circolari di crescita miceliale che segnano il terreno umido e ombroso, da agosto a novembre dopo piogge autunnali. Si distingue per la sua forma caratteristica e le dimensioni notevoli, rendendolo un fungo appariscente anche per principianti. Il cappello, inizialmente emisferico o convesso nei giovani esemplari, si abbassa progressivamente con la maturazione fino a formare un imbuto evidente e profondo, in grado di raggiungere i 10-20 centimetri di diametro, con margini ondulati e incurvati. La sua superficie è liscia, asciutta o leggermente untuosa in umidità, e presenta una colorazione che varia dal beige chiaro al beige-ocra o nocciola, sbiancando al centro con l'età. Le lamelle sono fitte, decorrenti e connesse, di colore biancastro o crema, con tonalità ocracee sulle ultime, producendo una spore in massa bianche. Il gambo è robusto, cilindrico o leggermente ingrossato alla base, alto 8-15 centimetri e spesso 1-3 cm, fibrilloso e tenace, dello stesso colore del cappello. Il suo odore è dolce e gradevole, leggermente farinoso o di farina fresca, mentre la carne è bianca, consistente e non muta al taglio.
Il C. geotropa è ricco in proteine di alto valore biologico (fino al 20-30% secco), minerali come potassio, fosforo e selenio, vitamine del gruppo B e fibre, fornendo circa 25-30 kcal per 100 g fresco ma alto potenziale energetico una volta essiccato. Necessita di una cottura adeguata per ammorbidirne la consistenza fibrosa e migliorarne la digeribilità, eliminando muscarina in tracce residue. Può essere consumato trifolato in padella con aglio e olio dopo pulizia accurata (spazzola e panno umido), in zuppe dense con erbe selvatiche o patate, grigliato a fette o stufato con selvaggina. Si presta bene all'essiccazione: affettatelo sottile, disponetelo al sole o vicino a fuoco basso per 2-3 giorni fino a croccantezza, poi reidratatelo in acqua tiepida per 30 minuti prima di cucinare, conservandolo mesi in sacchetti. In survival, i cerchi delle streghe segnalano posizioni affidabile per raccolti bulk.
La specie è confondibile con alcuni funghi tossici, richiedendo identificazione precisa: il Clitocybe dealbata (tossico muscarinico), simile ma con cappello più chiaro biancastro, lamelle bianche pure e odore sgradevole; l’Omphalotus olearius (oleariano, luminoso al buio), di colore aranciato-giallo e tipico dei ceppi di legno deciduo, con lamelle verdastre e odore fungino. Specie commestibili simili sono invece il Lepista inversa (inversa), con cappello color mattone invertito al centro, odore fruttato di farina e prugna, e il Clitocybe gibba (gibbossuto), di dimensioni più ridotte (5-10 cm), con piccolo umbone e odore meno pronunciato. Per sicurezza: raccogliete solo esemplari adulti perfetti, in gruppi cerchiformi, evitando dubbi; usate app o guide locali.
Precauzioni: mai crudo (rischio muscarina causa salivazione, sudorazione); cucinate bene, moderate porzioni iniziali per tolleranza; evitate in gravidanza o problemi digestivi. In boschi umidi, è un fungo proteico affidabile per diete survivalistiche.
Pleurotus eryngii: è molto diffuso nel Sud Italia (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) e sulle isole, dove prospera in ambienti caldi e secchi. Cresce soprattutto in zone erbose, aree incolte, pascoli aridi, bordi di campi e garighe mediterranee, spesso alla base di erbe spinose come il finocchio selvatico (Eryngium spp.), da cui trae il nome, o in prossimità di querce e conifere. Lo si trova dalla fine dell’estate (agosto) all’autunno inoltrato (novembre), dopo prime piogge su suoli calcarei e drenati, formando gruppi cespitosi o solitari.
Ha un cappello carnoso e robusto con dimensioni massime di 8-15 cm di diametro, inizialmente convesso o piano-convesso, che si appiattisce con l’età assumendo margini lobati e ondulati. I colori sono molto variabili a seconda di substrato e umidità, andando dal bianco-grigio al grigio-perlaceo, tané o marrone scuro, con superficie felata, secca o leggermente viscida in tempo umido, spesso con zone eccentriche. Le lamelle, dapprima bianche e compatte, virano a grigiastre o cineree con la maturazione, sono fitte, strette e decorrenti sul gambo in modo sinuoso, producendo spore bianche in massa. Il gambo, laterale o eccentrico, ha forma cilindrica o rastremata, molto solido e tenace, di colore bianco puro o avorio, con una lunghezza massima di 4-6 cm e diametro 1-3 cm, fibrilloso alla base e spesso ricurvo per crescita su supporti irregolari. La carne è bianca, soda e compatta, non annerisce al taglio né emana odori particolari – solo un lieve sentore fungino – mentre il gusto è leggermente dolciastro, farinoso, ricorda la pasta del pane fresco o mandorle, gradevole e versatile.
Ricco di proteine (15-25% secco), fibre, vitamine B (niacina, riboflavina), minerali (selenio, potassio) e antiossidanti, offre circa 30-40 kcal per 100 g fresco, ideale per diete survivalistiche proteiche. Può essere consumato grigliato intero dopo pulizia (spazzola asciutta), trifolato con erbe, in umido con pomodori o essiccato per conservazione: affettatelo sottile, esponetelo al sole o calore basso per 2-3 giorni fino a脆, poi reidratatelo in acqua tiepida. Si essicca bene mantenendo sapore, conservabile anni in barattoli.
Confondibile con Pleurotus ostreatus (ostrichia, più costiera e ostreiforme) o funghi tossici come Hohenbuehelia spp., ma si distingue per gambo solido centrale, crescita erbacea e carne elastica. Raccolta sicura: tagliare alla base con coltello, solo cappelli maturi non verminati.
Precauzioni: cucinare sempre (fibre crude indigeste); moderare porzioni iniziali per sensibilità; evitare copie giovani dubbie. Nel Sud, è un fungo carnoso affidabile per autunno secco.